Gesù in preghiera nell’orto dei Getseman

Vanni Rossi 1941

Dipinto raffigurante Gesù in preghiera nell’orto dei Getsemani eseguito dal pittore Vanni Rossi nel 1941. Il quadro ritrae uno dei momenti più importanti dell’antica Bibbia descritto in tutti e 4 i Vangeli.

È l’episodio che segue l’Ultima cena e che dà inizio alla Passione vera e propria, conclusasi il pomeriggio del giorno seguente con la morte in croce di Gesù. Dopo l’Ultima Cena Gesù e i discepoli vanno al Getsemani, un giardino collocato sul limitare della valle del Cedron (che gli studiosi ritengono essere un oliveto).

Una volta che sono giunti là, Gesù lascia il gruppo degli Apostoli per pregare in disparte e ricevere un angelo.

Il dipinto è in perfetto stato di conservazione, presenta la firma V. Rossi e l’anno di esecuzione 1941 in basso a destra. Sul retro è applicato un cartiglio descrittivo con la firma dell’artista.

Le misure del dipinto sono:

  • Altezza 46 cm senza cornice
  • Larghezza 35 cm senza cornice
  • Altezza 66 cm con cornice
  • Larghezza 55 cm con cornice
  • Tecnica: pastello su cartoncino
  • Epoca: XX secolo (‘900)

BIOGRAFIA

Giovanni (detto Vanni) Rossi (Ponte San Pietro 1894 – Milano 1973).

Fin da bambino Vanni rivela una straordinaria inclinazione per la pittura e, a poco più di dieci anni, affresca alcune pareti esterne della sua casa con scene religiose. Grazie all’aiuto finanziario del conte Pietro Moroni (allora sindaco di Ponte San Pietro), a tredici anni si iscrive all’Accademia Carrara di Bergamo, avendo come maestro Ponziano Loverini. Dal 1909 al 1914 viene insignito di numerosi premi, distinguendosi fra gli allievi dell’Accademia.

Dopo il diploma si concentra soprattutto nella realizzazione di “Madonne col Bambino”, ma nel 1915 è chiamato alle armi, onere che lo impegna fino al 1919. Congedato, frequenta – grazie a una borsa di studio – l’Accademia Inglese di Roma; quindi si trasferisce a Milano e nel 1920 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia.

Nel 1921 partecipa, con Monsignor Giuseppe Polvara, alla fondazione della scuola d’arte sacra Beato Angelico, dove insegna per quattro anni; ed entra poi in contatto con il clima culturale della Milano degli anni ’20 -’30. Sente vivo e forte l’influsso del divisionismo e si lega di amicizia con Alberto Grubicy (che lo appoggia anche economicamente) e con Carlo Fornara, tanto che alcuni critici lo considerano uno degli ultimi divisionisti italiani; e non a caso Vanni espone con il Gruppo Divisionisti alla prima Biennale d’Arte di Roma.

In effetti i suoi lavori a olio rivelano riferimenti a Pellizza da Volpedo e a Previati ma, insieme, una morbidezza di pennellata che ricorda il Piccio, un certo sapore di affresco rinascimentale e soprattutto pudore, umiltà e trasparenza spirituale (non solo nei soggetti sacri): caratteri che sottraggono la sua pittura a ogni corrente codificata.

In quel periodo Vanni avvia anche un’opera imponente: una “Bibbia figurata”, cioè l’illustrazione (a tempera) di 125 episodi dell’Antico Testamento.

Nel 1922 partecipa di nuovo alla Biennale veneziana e inoltre alla Triennale dell’Accademia Carrara, alla mostra della Permanente di Milano e alla Triennale di Torino. Parallelamente inizia la sua attività di affrescatore di chiese, santuari ecc.; i luoghi in cui lavorerà non si contano: da Milano a Parabiago, da Seregno a Tradate, da Palazzolo sull’Oglio a Casteggio, da Sotto il Monte a Pian dei Resinelli, da Varese a Cantù, da Dalmine a Saronno, da Baveno a Bergamo…

Nel 1926 Vanni allestisce la sua prima mostra personale alla Galleria di Brera di Milano e negli anni successivi partecipa a numerose altre esposizioni: di nuovo alla Biennale veneziana, a Bergamo, a Padova; e poi a Budapest e a Roma (1936), a Parigi (1937) e a Victoria, in Spagna (1938).

In diverse occasioni i suoi dipinti figurano accanto a quelli di Tosi, Bucci, Marussig, Birolli, Funi e ottengono vari premi (tra i quali la medaglia d’oro all’esposizione internazionale parigina).

Nel 1942 Vanni presenta cinquanta opere alla mostra collettiva della Permanente a Milano, ma nell’ottobre di quell’anno – in seguito ai bombardamenti sulla città – è costretto a sfollare con la famiglia: si trasferisce nella bergamasca, a Sotto il Monte, dove rimarrà sino al marzo 1946 e dove realizzerà una lunga serie di nitidi e intensi paesaggi.

Nell’agosto 1943 un violento bombardamento distrugge il suo studio milanese e gran parte dei suoi quadri là rimasti. Tuttavia in quegli anni, fra il 1940 e il ’45, Vanni esegue anche un grandioso lavoro ad affresco, decorando per intero la parrocchia di Porto d’Adda di Cornate. Nel 1947, un anno dopo il ritorno a Milano, dà inizio a nuovi affreschi; nel 1949 espone le 125 tavole della sua Bibbia presso l’Angelicum di Milano e nel 1953 a Roma.

Tra il 1949 e il 1951 (e poi nel 1968) affresca la chiesa milanese dei Santi Nereo e Achilleo.

Nel 1957 riceve la medaglia d’oro per meriti artistici dal Comune di Milano. Anche in questo periodo la sua attività (tradotta sia in quadri a olio sia in affreschi) non ha soste e varie sono le sue mostre personali: a Milano, Bergamo, Ponte San Pietro.

Vanni muore a Milano il 14 settembre 1973 e viene sepolto nel suo paese natale.

Negli anni 1974, 1979, 1983, 1990 e 2009 vengono allestite a Milano e a Ponte San Pietro esposizioni dei suoi dipinti. Uno dei nuclei più rappresentativi della sua opera (incluse le tavole che illustrano la Bibbia) è costituito dalla raccolta che si trova presso la Biblioteca del Comune di Ponte San Pietro, in una sala a lui dedicata.

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