• Arturo Ferrari – Piazza Borromeo… Un mattino di novembre

    Arturo Ferrari - Piazza Borromeo... Un mattino di novembre
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Piazza Borromeo – Arturo Ferrari

Olio su cartone

Dipinto olio su cartone raffigurante Piazza Borromeo a Milano, del pittore Arturo Ferrari. Questo soggetto è stato già raffigurato dal Ferrari e riprende un acquarello su carta di più grandi dimensioni che è intitolato “Piazza Borromeo… Un mattino di novembre”, dipinto nel 1923 ed esposto alla Cassa Rurale ed Artigiana di Carate Brianza nel 1983. Il dipinto presenta la firma dell’artista in basso a destra ed è ben incorniciato.

Le misure del dipinto sono:

  • Altezza con cornice: 40 cm;
  • Larghezza con cornice: 50 cm;
  • Altezza senza cornice: 23 cm;
  • Larghezza senza cornice: 33 cm;
  • Tecnica: olio su cartone;
  • Anno: 1923.

STORIA

ARTURO FERRARI
Arturo Ferrari (Milano, 26 gennaio 1861 – Milano, 31 ottobre 1932).

Nacque a Milano il 26 genn. 1861 da Cesare e da Filomena Maestri. Fu avviato alla pittura dal padre, che aveva preso parte, in qualità di decoratore, all’impresa ornamentale della galleria Vittorio Emanuele di Milano, collaborando con il pittore Mosè Bianchi da Lodi (omonimo del più noto monzese), nello studio del quale il giovane F. mosse i primi passi.

Dal 1877 al 1884 frequentò i corsi di pittura all’Accademia di Brera, allievo di G. Bertini, e si segnalò anche alla scuola di prospettiva: nel 1878-79 e nel 1880 si aggiudicò il premio per la copia dal monumento e nel 1884, con il dipinto Interno della chiesa di S. Antonio a Milano, vinse il premio Fumagalli. Nel frattempo aveva accolto l’invito a frequentare lo studio di G. Induno, da cui derivò il sapore bozzettistico di certe scene e quel carattere sentimentale e “passatista” – secondo una definizione dello stesso F. (cfr. A. F. pittore, 1980, p. 115) – della sua pittura, che restò indifferente, anche negli anni della maturità dell’artista, alle istanze della scapigliatura e del divisionismo per rimanere fedele alla tradizione romantica del primo Ottocento lombardo.

Sin dagli esordi il F. trattò quasi esclusivamente il tema della veduta architettonica di monumenti e di caratteristici angoli cittadini, sulla scia della tradizione iconografica iniziata a Milano da G. Migliara e A. Inganni e proseguita da L. Bisi, che, professore di prospettiva a Brera, tra il 1870 e il 1880 favori la diffusione del genere tra i suoi allievi. Nei primi anni Ottanta il F. realizzò diversi interni del duomo e delle principali chiese milanesi: vedute nitide, dettagliate e lucidamente oggettive, più volte ripetute con minime variazioni nel taglio dell’inquadratura e nella cromia delle luci.

Nel 1879 partecipò per la prima volta all’annuale mostra di Brera (che frequento poi con discreta regolarità sino al 1923)., presentando Cortile medievale e Interno della chiesa di S. Antonio, soggetto, quest’ultimo, del dipinto coi quale prese parte nel 1882 all’Esposizione della Società promotrice di belle arti di Torino (dove sarà ospite più volte, sino al 1907) e che venne acquistato per il Museo civico. Nel 1880 espose a Brera il dipinto Sagrestia della chiesa di S. Fedele a Milano e l’anno dopo uno di identico titolo all’Esposizione nazionale che si tenne nella stessa città (cfr. catal., p. 95, ma col nome errato di Ferrari Antonio). Degli stessi anni e anche il suo primo Interno della basilica di S. Ambrogio (Piacenza, Galleria Ricci Oddi).

Assai apprezzato e ricercato dalla conimittenza locale, che in lui riconosceva il cantore nostalgico e appassionato della vecchia Milano già in via di rapida trasformazione, il F. ebbe un’attività densa di soddisfazioni e di riconoscimenti. Nel 1891 re Umberto I acquistò il dipinto Il castello della Bicocca presso Pavia, esposto alla prima Triennale milanese e tre anni dopo, in occasione della medesima rassegna, il quadro Quiete mistica (Roma, rispettivamente palazzo del Quirinale e Galleria nazionale d’arte moderna).

Nel 1895 il F. venne nominato cavaliere dell’Ordine, dei Ss. Maurizio e Lazzaro e due anni dopo una giuria popolare gli assegnò un premio, indetto dal Comune di Milano, per il dipinto Altri tempi, esposto alla terza Triennale. All’Esposizione internazionale che si tenne a Parigi nel 1900 si aggiudicò inoltre una medaglia d’argento con l’opera Porta di un castello.

Negli ultimi anni dell’800 il F. dipinse vedute del palazzo Branda Castiglioni di Castiglione Olona, ritraendo portali, cortili e sale interne, spesso animate da macchiette in costume (Portale, Interno: Milano. Galleria d’arte moderna). Alle tante vedute ambrosiane di questi anni se ne affiancarono alcune veneziane e qualche ritratto (Angolo del palazzo ducale; Ritratto di Francesco Beretta: Milano, rispettivamente Galleria d’arte moderna e Quadreria dell’ospedale Maggiore).

Esperto anche nella tecnica dell’acquarello, il F. nel 1887 partecipò a Dresda alla esposizione degli acquarellisti e nel 1893, con l’opera S. Stefano in Borgogna, ottenne la medaglia d’argento all’Esposizione internazionale di acquarelli presso la Permanente di Milano. Nel 1906, all’Esposizione di Milano per l’inaugurazione del valico del Sempione, si distinse con un acquarello rievocativo della guerra di Fiandra; nel 1910 fondò, con L. Bazzaro, P. Sala e altri, l’Associazione degli acquarellisti lombardi, di cui fu consegretario insieme con R. Weiss: due anni dopo con questo gruppo partecipò alla X Biennale di Venezia, dove espose L’aperta vita operosa.

All’Esposizione di Brera del 1912 si aggiudicò il premio Principe Umberto col dipinto, oggi nella collezione della Cassa di risparmio delle provincie lombarde, dal titolo Nella vecchia via (vicolo di S. Bernardino alle Ossa). A partire dal secondo decennio intensificò la produzione di vedute della campagna lombarda: paesaggi della Brianza, del lago di Como, delle rive dell’Olona, trattati con una maniera pittorica più sciolta e sfumata, ricca di vibrazioni cromatiche.

Il F. morì a Milano il 31 ott. 1932 e fu sepolto nel cimitero di Malnate. Sue opere sono conservate a Milano al Gabinetto dei disegni delle civiche raccolte del castello Sforzesco, al Museo di Milano, alla Galleria d’arte moderna e presso diverse collezioni private.

BIBLIOGRAFIA

Arturo Ferrari, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana. –  http://www.treccani.it/enciclopedia/arturo-ferrari_(Dizionario-Biografico)

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