Nudo di donna

Scultura in bronzo

Grande scultura in bronzo raffigurante una giovane donna nuda dello scultore Enrico Mazzolani. La scultura è in buono stato di conservazione, misura 63 cm di aletezza e 22 cm di larghezza senza contare la base in plexiglass.

STORIA

Enrico Mazzolani (Senigallia, 27 marzo 1876 – Milano, 26 gennaio 1968).

Nacque a Senigallia dal nobile Filippo Maria e da Enrica Cecchi. Iniziò gli studi classici che interruppe per trasferirsi nel 1897 a Roma, dove frequentò la scuola libera del nudo dell’Accademia di Belle Arti e diventò assistente dell’artista Ettore Ferrari. Nel 1902, insoddisfatto della cultura accademica e conformista della Capitale, tornò a Senigallia e iniziò a eseguire busti in gesso, come quello di Giulio Perticari. Nel 1904 si spostò a Faenza, dove frequentò la bottega di Salvatore Farina. In quell’occasione strinse legami di amicizia con Domenico Baccarini, E. Drei, Giuseppe Ugonia, Francesco Nonni e con Pietro Melandri, da cui prese il gusto per le forme sinuose e levigate.

Si trasferì a Milano nel 1906 e per mantenersi iniziò l’attività di aiuto architetto, con Giorgio Macchi e Luigi Broggi. Nel 1911 si sposò con Erminia Costantini.
Nel 1915 ricevette la chiamata alle armi, smise di lavorare come architetto e riprese l’arte della ceramica. Nel 1917 presentò “L’organista cieco” alla Permanente di Milano. Frequentava Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville e Carlo Carrà. Negli anni Venti Mazzolani continuò la propria attività d’esposizione, partecipando alla Mostra nazionale della ceramica moderna di Pesaro, del 1924. Invitato alla II Biennale d’arte decorativa di Monza nel 1925, espose “Carezze: fanciulla con levriero”. Nel 1927 fu nuovamente invitato alla III Biennale d’arte decorativa di Monza e alla Galleria Pesaro di Milano, con Umberto Prencipe e Alberto Caligiani. Nel 1928 vinse la medaglia d’oro alla Mostra nazionale della ceramica di Pesaro e portò i suoi lavori alla Biennale di Venezia, dove tornò dopo due anni, presentando varie opere, tra cui una versione in bronzo della testa barbuta, raffigurante Michelangelo. Nel 1929 fu invitato alla Galleria Pesaro di Milano, dove espose il gesso San Francesco.

Fu molto apprezzato da collezionisti come C. Rizzaeda e Gabriele D’Annunzio e iniziò a lavorare con la manifattura Focaccia & Melandri, cui commissionò la cottura e smaltatura delle sue ceramiche, fino al 1948. Nel 1932 espose alla galleria Pesaro di Milano – con Ugo Bernasconi, Bucci e P. North – ventuno delle sue sculture più note, tra cui una versione in bronzo di Giovinezza.

Tra il 1934 e il 1943 Mazzolani partecipò a quasi tutte le edizioni della Permanente di Milano; nel 1938, dopo essersi trasferito nello studio di via Brgonuovo a Milano, iniziò a lavorare con la giovane modella Pierina Gandini e progettò modeste statue per l’architettura. Nel 1943 lo studio dell’artista venne bombardato e andò persa la raccolta in sei volumi “Le donne di maiolica”, in cui Mazzolani aveva trascritto i suoi pensieri sulla scultura. Si spostò a Varese e realizzò terrecotte in varie tonalità cromatiche, poiché era impossibilitato ad eseguire adeguate smaltature.

Nel dopoguerra la fama di Mazzolani iniziò a decadere, poiché il suo stile veniva ritenuto antiquato; ridusse anche la partecipazione alle esposizioni, tanto che venne quasi dimenticato. Negli anni Cinquanta fu sfrattato dallo studio di via Borgonuovo, episodio che provocò le reazioni degli amici intellettuali che vedevano nella vicenda il concludersi di un’epoca significativa per l’arte di Milano. la sua storia finì sui quotidiani. Sposò Pierina Gandini nel 1959, sua compagna degli ultimi anni e continuò a lavorare, nonostante il peggioramento della situazione economica.

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