• Noli Me Tangere ambito di Francesco Albani

    Noli Me Tangere - Ambito di Francesco Albani
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Noli Me Tangere

Olio su tela del XVII secolo

Antico dipinto olio su tela del XVII secolo, di scuola bolognese nell’ambito del pittore Francesco Albani, raffigurante la scena biblica “ Noli me tangere “, che tradotta vuol dire “Non mi toccare”.
Questa frase è stata rivolta da Gesù a Maria Maddalena subito dopo la resurrezione ed è stata presa come tema ricorrente dell’iconografia dal tardo medioevo sino al rinascimento dai più importanti pittori.

In particolare questo dipinto ha delle caratteristiche predominanti che lo avvicinano molto al pittore bolognese Francesco Albani, infatti possiamo trovarne degli esempi sia nel catalogo della fondazione Zeri sia nel quadro conservato nella Basilica di Santa Maria dei servi di Bologna, quest’ultima veramente vicina a questa versione.
Possiamo infatti vedere Maria Maddalena in ginocchio davanti a Gesù, un angelo festante nel sepolcro ed un altro angelo sul promontorio con un bandiera.
Il dipinto ha subito un piccolo restauro ma è comunque in buono stato di conservazione.

Le misure del dipinto sono:

  • Altezza senza cornice: 134 cm;
  • Larghezza senza cornice: 95 cm;
  • Tecnica: olio su tela;
  • Epoca : XVII secolo ( prima metà del 600).

STORIA

Francesco Albani (Bologna, 17 agosto 1578 – Bologna, 4 ottobre 1660).

Secondo figlio di Agostino, mercante di seta, e di Elisabetta Torri, dopo la morte del padre nel 1590, il quale lo avrebbe voluto studente di legge, entra nella bottega bolognese del pittore fiammingo manierista Denijs Calvaert, da tempo attivo a Bologna, nella quale ha per compagni di apprendistato il Domenichino e Guido Reni; si dice che il quindicenne ma precoce Reni gli facesse da secondo maestro.

Questi tre migliori allievi non tardano a lasciare il Calvaert per la moderna Accademia dei Carracci dove, in assenza di Annibale, che è a Roma per le decorazioni di Palazzo Farnese, operano Ludovico e Agostino. Nel 1598 collabora alla decorazione di Palazzo Fava con le Storie tratte dall’Eneide di Virgilio. Il 5 dicembre 1599 è iscritto nella Compagnia dei Pittori di Bologna.

Nell’ottobre del 1601 l’artista è a Roma, collaboratore di Annibale Carracci negli affreschi della chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, dal 1602 al 1607, ora staccati e conservati a Madrid e a Barcellona e alle decorazioni di palazzo Aldobrandini, con l’Adorazione dei magi, la Visitazione, la Deposizione e l’Assunzione.

Dopo un ritorno a Bologna intorno al 1609, nel 1610 partecipa, con Guido Reni, alla decorazione della Cappella dell’Assunta del Quirinale e, a Bassano Romano, alle decorazioni, col Domenichino e con l’allievo Giovanni Battista Viola, di Palazzo Giustiniani.

Il 1º giugno 1614 nasce la figlia Elisabetta dalla moglie Anna Rusconi, che muore venti giorni dopo per le complicazioni del parto; intorno a questo periodo è iscritto nell’Accademia romana di San Luca.

A causa di motivi familiari deve far ritorno a Bologna nel 1617 ove dipinge il Battesimo di Cristo per la chiesa di San Giorgio in Poggiale, ora conservato alla Pinacoteca Nazionale, la pala della chiesa dei Servi a Rimini e, nel 1622, quattro tondi con le Storie di Venere e Diana, ora nella Galleria Borghese di Roma.

È a Mantova dal 1621 al 1622 con Lucio Massari, decorando per il duca Ferdinando Gonzaga la Villa Favorita.

Dopo un breve soggiorno a Roma, dal 1623 al 1625, fa definitivamente ritorno a Bologna, dove fra il 1630 e il 1632 affresca la Cappella Cagnoli di Santa Maria di Galliera. L’Albani contribuì notevolmente alla diffusione del classicismo bolognese, fornendo un’interpretazione che, nell’ultima parte della sua carriera, assecondò il gusto di certi committenti.

L’aspetto più intenso e producente dell’Albani va ravvisato nei dipinti mitologici, piuttosto che in quelli religiosi. L’ultima sua opera è probabilmente il Riposo nella fuga in Egitto, dipinto per Vittoria de’ Medici, conservato a Palazzo Pitti.

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