• Modello per affresco – Mosè Bianchi.

    Modello per affresco - Mosè Bianchi
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Modello per affresco di Mosè Bianchi

Olio su tela

Modello preparatorio per affresco in olio su tela, firmata dal pittore monzese Mosè Bianchi. Il quadro è in ottimo stato di conservazione ed è firmato in basso a destra. Il dipinto proviene da una collezione privata ed è stato acquistato per €10.500,00 nell’asta – Farsetti arte, Prato, asta 0163 / II – Dipinti e Sculture del XIX e XX secolo, 13 aprile 2013, lotto 769.

Le misure del dipinto sono:

  • Altezza con cornice: 113 cm;
  • Larghezza con cornice: 93 cm;
  • Altezza senza cornice: 90 cm;
  • Larghezza senza cornice: 69,5 cm;
  • Tecnica: olio su tela;
  • Epoca: XIX secolo (‘800).

STORIA

MOSÈ BIANCHI

Mosè Bianchi (Monza, 13 ottobre 1840 – Monza, 15 marzo 1904). Detto talvolta Mosè Bianchi di Monza, non va confuso con l’omonimo e pressoché contemporaneo Mosè Bianchi di Lodi.

Figlio dell’insegnante di disegno e modesto pittore Giosuè e di Luigia Meani, compiuti gli studi tecnici s’iscrive nel 1856 all’Accademia di Brera di Milano dove è allievo di Schmidt, Bisi, Zimmermann, Sogni e del direttore Giuseppe Bertini, avendo per compagni di corso Federico Faruffini, Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni e Filippo Carcano, con i quali dividerà per qualche anno lo studio milanese in via San Primo.

Partecipa alla guerra di indipendenza del 1859; i suoi sette primi quadri appartengono al filone romantico, sulla scorta delle indicazioni del Bertini: il Ritratto di Simonetta Galimberti e il Ritratto di Giacinta Galimberti del 1861, conservati nei Musei civici di Monza, L’arciprete Stefano Guandeca accusa l’arcivescovo di Milano Anselmo Pusterla di tradimento sacrilego, 1862, in collezione privata, e la Congiura di Pontida, 1862, esposta a Brera nel 1862 e nel 1863.

Finisce gli studi nel 1864 e ottiene la commissione della Comunione di San Luigi, per la chiesa parrocchiale di Sant’Albino, presso Monza. Si volge alla rappresentazione naturalistica, nell’ambito del gusto narrativo dei fratelli Domenico e Gerolamo Induno, in opere quali Una lezione di canto corale, La vigilia della sagra, 1864, Lo sparecchio dell’altare, 1865, che attirano l’attenzione dei critici sulla sua pittura; ma con Cleopatra e La Signora di Monza, del 1865, ricade nel genere melodrammatico del dipinto romantico pseudo storico.

Nel 1867 vince, con L’ombra di Samuele appare a Saul, il pensionato “Oggioni”, che gli finanzia due anni di soggiorno a Venezia, dove studia la pittura del Settecento, a Roma e a Parigi, dove è impressionato dalla pittura di Meissonier e di Fortuny. Nel 1869 torna a Milano, dove presenta I fratelli sono al campo, a Brera, in cui, rappresentando alcune giovani donne enfaticamente prostrate in preghiera per la salvezza dei fratelli combattenti nella III Guerra d’Indipendenza, unisce il verismo dell’immagine alla retorica del sentimento patriottico e religioso, riscuotendo grande successo presso la borghesia milanese.

Consigliere dal 1871 dell’Accademia di Brera e ormai pittore alla moda, ne La benedizione delle case, del 1870, esprime, come in Una buona fumata, del 1872, che vince nel 1877 il Premio “Principe Umberto”, un bozzettismo di genere. Ne La pittrice, del 1874, come ne I convenevoli e in Una lezione di musica, si dà alla leziosità del genere neo-settecentesco, mentre ha modo di mostrare maestria ritrattistica nel Ritratto di Elisabetta Sottocasa, che vince ancora il Premio “Principe Umberto”, nel Ritratto dell’ingegner Carlo Mira e nel Ritratto di Luigi Galbiati, del 1876.

Inizia alla fine degli anni Settanta la sua attività di frescante, orientatandosi verso lo stile di Tiepolo: del 1877 è il ciclo di affreschi nella Villa Giovanelli a Lonigo, presso Vicenza, dal 1883 al 1884 è la decorazione della Stazione Reale di Monza, con Il genio dei Savoia e del 1885 sono le decorazioni di Palazzo Turati, a Milano.

Mosè Bianchi in questo periodo è anche impegnato ad incentivare le capacità artistiche del nipote Pompeo Mariani il quale, grazie allo zio che lo portava a disegnare le sue prime vedute del Parco di Monza, Pompeo inizierà la sua carriera artistica, acquistando fama a livello europeo. In ripetuti viaggi a Venezia produce vedute lagunari che gli procurano grande popolarità, tanto da ripetere numerose versioni di una delle sue tele di maggior successo, La laguna in burrasca, 1879, presente nel Museo Godi Valmarana di Lugo Vicentino.

È ammirato dai contemporanei Antonio Fontanesi e Domenico Morelli che considerano di straordinaria modernità la sua pittura; la tela La parola di Dio, del 1887, mostra l’ausilio della fotografia nella sua pittura e con Le lavandaie, del 1894, dà il suo contributo alla rappresentazione della vita degli “umili”.

Dopo una breve attività di consigliere comunale a Milano e aver tentato invano di ottenere una cattedra di insegnante all’Accademia di Belle Arti di Torino, nel 1890 dipinge a Gignese, sopra il Lago Maggiore, una serie di vedute alpine, che sono un omaggio al naturalismo lombardo: fra le tante, Casa del pastore e Pecore al ruscello dove, dato un taglio fotografico dell’immagine, indugia sul rapporto luministico tra l’acqua e i grandi massi di pietra. Allo stesso anno appartengono una serie di vedute di Milano, come Milano sotto la neve, Periferia milanese lungo il Naviglio e Cavalcando, un tramonto sulla Darsena di Porta Ticinese.

Si dedica anche all’acquaforte e nel 1896 è premiato al Concorso della Calcografia Nazionale. Nel 1898 è nominato insegnante e direttore dell’Accademia Cignaroli di Verona; ma una malattia insorta nel dicembre 1899 lo costringe a ritornare a Monza e ad abbandonare la pittura. L’artista muore nel 1904 ed è sepolto nel Cimitero di Monza.

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