Geisha

Olio su tavola

Dipinto olio su tavola raffigurante una elegante geisha con ventaglio e kimono seduta su una sedia.

Il quadro è in ottimo stato di conservazione ed ha le seguenti misure:

  • Altezza senza cornice: 68 cm;
  • Larghezza senza cornice 49 cm;
  • Altezza con cornice: 79 cm;
  • Larghezza con cornice 60 cm;
  • Tecnica: olio su tavola;
  • Epoca: XX secolo (‘900’);
  • Provenienza: Giappone.

CENNI STORICI

“Geisha” è un termine giapponese composto da due kanji, (gei) che significa “arte” e (sha) che vuol dire “persona”; la traduzione letterale del termine geisha in italiano potrebbe essere “artista” o “persona d’arte” più propriamente “arte della persona” o meglio “arte della donna” quando “l’essere donna diventa un’arte”.

Per cominciare però a parlare di una figura simile all’odierna “donna d’arte” dobbiamo aspettare fino al 1600, quando alle feste importanti, dove erano chiamate le juuyo, presero a partecipare le prime geisha: in principio erano uomini (meglio definiti come otoko). Anche se può sembrare strano, queste figure maschili avevano il compito di intrattenere con danze, balli e battute di spirito gli ospiti e le juuyo partecipanti, qualcosa di simile ai nostri giullari e buffoni medioevali. Col passare degli anni, circa attorno alla metà del secolo successivo, cominciarono a comparire le prime donne geisha, che presero rapidamente piede, contrapponendo alle rudi figure degli uomini la grazia della figura e dei movimenti femminili. Le donne geisha furono così tanto richieste che in pochi anni soppiantarono i loro antenati uomini, acquistando l’esclusiva su questa professione.

Quando nel 1617, durante il periodo Edo, Tokugawa Hidetada, secondo shōgun dello shogunato Tokugawa, rese la prostituzione legale in tutto il Giappone, bordelli e case di piacere si moltiplicarono a dismisura nelle città; poiché in questi anni la professione della geisha era in via di assestamento, spesso questa figura e quella della prostituta si confusero. Infatti, anche se alle geisha fu subito proibito di acquistare la licenza di prostituzione, il controllo non era molto stretto. Fu solo nel XIX secolo, quando ormai le geisha avevano completamente soppiantato le juuyo, che si cominciarono a emanare leggi più precise in tale proposito; in tutte le principali città del Giappone (Kyōto e Tokyo in particolare) furono approntati dei quartieri, detti hanamachi (“città dei fiori”), perché in essi vi potessero sorgere le case da tè (ochaya) e gli okiya (le case delle geisha), ben distinti dai bordelli, dove le geisha avrebbero potuto svolgere la loro professione, distinguendola definitivamente da quella delle prostitute. I primi hanamachi furono quelli di Kyoto, capitale imperiale, che avevano nome Yoshiwara e Shimabara.

BIBLIOGRAFIA

Informazioni prese da Wikipedia. Qui trovate l’articolo originale.

Vieni a trovarci su: