San Filippo Neri

Olio su rame del XII secolo

Antico dipinto olio su tavola di inizio XVI secolo, attribuibile ad un pittore attivo fra toscana ed emilia romagna, raffigurante l’ Annunciazione.

Quindi possiamo vedere l’arcangelo Gabriele in ginocchio davanti alla Madonna, con un fiore di giglio in mano, mentre il Signore fa discendere lo spirito santo, con sembianze di una colomba, sulla Vergine Maria. Tutta la scena si svolge in un porticato con pavimento e colonne di granito con un paesaggio come sfondo.

Particolarmente rilevante è che sul retro della tavola si trova un cartiglio con scritto che il dipinto proviene dalla collezione Vico Viganò, che è una della più importanti in Lombardia per quanto riguarda l’arte antica.
Il dipinto è in buono stato di conservazione, anche se sono presenti alcuni piccoli difetti e restauri è comunque in un buono stato di conservazione.

Le misure del dipinto sono:

  • Altezza senza cornice: 82,5 cm;
  • Larghezza senza cornice: 69 cm;
  • Tecnica: olio su tavola;
  • Epoca: inizio XVI secolo (inizio ‘500).

ICONOGRAFIA

Annunciazione

Gli elementi fondamentali che compaiono nell’episodio dell’ annunciazione e ne contraddistinguono l’iconografia sono dunque rappresentati dalla Vergine Maria e dall’arcangelo Gabriele, ma anche dalle tre persone della Trinità: spesso infatti appare lo Spirito Santo, in genere sotto sembianze di colomba.

Inoltre a volte la contemporanea presenza dell’Eterno è significata dalla sua mano che compare in alto nell’atto di inviare la colomba o il raggio che esprime il suo Verbo che si fa carne.

Anche se non visibile, pure il Figlio è, per la prima volta, presente, sia nella sua natura divina ancora come emanazione del Padre attraverso lo Spirito Santo, sia in quella umana come entità nuova, che sta costituendosi, nel mistero dell’incarnazione.

Quindi l’incontro dell’umano e del divino è, a più livelli, il nucleo concettuale che deve essere espresso iconograficamente nella scena dell’ annunciazione, avvalendosi al contempo di tutte le sistemazioni spaziali e prospettiche degli elementi fondamentali atte a significare la diversità delle nature e insieme la relazione in atto di istituirsi fra esse.

La scena

La scena, che avvenga in un ambiente esterno (presso un pozzo, sotto un porticato) o all’interno della casa di Nazareth, ha, in genere, una scansione spaziale spartita in modo tale da riservare a ciascuno dei due protagonisti un proprio spazio caratterizzato da gesti, linee, luce, a essi strettamente correlati.

Di conseguenza la bipartizione è scandita, generalmente, da un elemento centrale verticale (colonna, un fiore, vaso con fiori, leggìo ecc.) che separa i due spazi-dimensione: quello attivo dell’angelo, caratterizzato da un dinamismo esteriore consentaneo a un moto luminoso, e quello di Maria sul quale l’azione ricade e che non è tuttavia passivo poiché rappresenta la conseguenza, appena poco prima inconsapevole ma piuttosto già perfettamente cosciente, di quell’intervento dinamico.

Il moto interiore, dei sentimenti, risponde all’impeto dell’angelo che sopraggiunge con il suo messaggio, e la luce divina che lo accompagna va a scemare nell’ombra, tutta terrena, dell’umana confusione e del turbamento. Ma se spesso è un elemento materiale a dividere lo spazio pertinente a ciascuno dei due protagonisti, talvolta questo compito può essere assolto anche dallo iato di uno spazio vuoto.

Bibliografia

www.treccani.it

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